Ersy

un artista alla ricerca

Biografia

Nasce a Valmadrera nel 1939, e vive la sua infanzia nel difficile periodo della seconda guerra mondiale. Già da bambino stupisce per la sua capacità di esprimersi nel disegno, proprio per questo motivo, finite le scuole, viene mandato a imparare presso un artigiano, che si occupa di decorazioni. Verso i vent’anni inizia la sua carriera da pittore autodidatta, che porterà avanti fino agli ultimi giorni della sua vita. 

"Alla ricerca della luce" - Articolo di Antonio Rusconi
Ex Sindaco di Valmadrera
 

Un Dio inchiodato sulla croce: tra mille e mille immagini del lungo e multiforme percorso artistico di Ersilio, vorrei conservare questa che passa dai folgoranti colori e dai volti deformi degli anni ’70 alle ultime sofferte sculture nell’ora della malattia. 

Anzi, direi che il motivo del dolore, soprattutto quello che colpisce i buoni e gli innocenti, il dolore dell’Uomo – Dio, ha accompagnato la produzione pittorica di Ersy: quel dolore già presente nella solitudine e nelle tinte forti dei primi quadri che mi hanno appassionato, con queste figure schiacciate dal peso del male, si è purificato, è diventato vita, carne, nella sofferenza del suo male. 

Perché, altri meglio di me lo hanno osservato, la via dell’arte, la scelta del colore, erano per Ersilio anche ricerca della luce, uno sforzo e uno studio per illimpidire e illuminare il mistero. 

Per questo, penso, Ersilio si è sforzato con ostinata passione, di svelare il Mistero, l’accettazione tremenda e sublime della stoltezza, dello scandalo della Croce, di un Dio abbandonato al fallimento per giungere alla Gloria. 

In questo, soprattutto la sua pittura, diventava una ricerca interiore: come direbbe il Piccolo Principe, “non si vede bene che con il cuore”. 

Certamente, chi lo ha conosciuto e stimato, sa che era anche persona scomoda e originale, lontano dalle ritualità celebrative e dalle superficiali amicizie, cocciutamente ostinato nelle sue idee e nella sua coerenza: forse per questo, da “crapun de La Vall”, amava tanto il suo paese, dalla collaborazione in Biblioteca, poi al Centro Culturale Bovara, infine con la Consulta per la promozione culturale. Non banalizzava mai nessun incontro, con il bambino delle elementari come con l’esperto d’arte. 

Era – questa sua attenzione all’incontro con l’altro – un atteggiamento della mente, un’espressione della volontà, del potere dell’immaginazione e dell’intensità dei sentimenti. 

Ho avuto il dono della sua amicizia dal momento in cui insieme lavoravamo al Centro Culturale Bovara, ma ho avuto soprattutto sempre forte e puntuale il suo senso civico, il suo contributo a rendere migliore, più sensibile al bello la sua comunità.

 Critica Arch. Piercarlo Suzani 

 

L’Atelier di Ersilio Dell’Oro mi fa pensare alle botteghe degli artisti rinascimentali, infinte mescole di colori, pile di prove su cartone, raccoglitori con studi particolari, niente è lasciato al caso, ogni opera è studiata e finalizzata, ad ogni opera dedica studio e applicazione.

Apprezzo nell’artista la ricerca delle forme e dei colori che si esaltano nelle opere ad “Olio” e “Acrilico”, e il suo modo d’intendere l’arte, non solo a livello concettuale, ma anche come prodotto di applicazione e fatica.

La sua numerosa produzione artistica che seguo con interesse da molti anni è approdata in opera recente ad un tratto morbido, finito, ma sempre denso di significati. 

Pensiero del cugino di Ersy Don Adelio Dell'Oro
Vescovo in
Kazakhstan

Ho un ricordo vivo, seppur molto lontano, di quando avevo forse 5 anni. Ersilio avrà avuto 13 o 14 anni. Mio papà mi aveva portato nel “löch” del nonno e con noi era venuto Ersilio. Mentre io, bambino, giocavo nella natura, Ersilio, che si era portato tavolozza, tela e colori, dipingeva le nostre montagne valmadreresi. Ma quello che ricordo ancora oggi è la sua concentrazione, il suo stupore davanti alla bellezza della natura. Era in un “altro” mondo, più profondo e vero.

Ecco ciò che più mi rimane impresso nel cuore della testimonianza di Ersilio: un uomo attento, teso a guardare il mondo, la realtà per coglierne, anche attraverso diuturni e sofferti tentativi (come ci documentano le sue opere pittoriche) il senso della vita e di questo nostro mondo. In qualche raro incontro con lui, ciò che mi colpiva era il fatto di trovarmi davanti a un uomo “serio” con se stesso, mai banale, mai superficiale, quasi con una sofferenza nel cuore per la fatica di trovare il perché o meglio il Mistero dell’Essere. 

Poi la terribile prova della malattia. Stavo per partire in missione, quando sono andato a trovarlo al San Raffaele, prima dell’operazione. Un dialogo essenziale, alla fine del quale questo mio amico, attraverso i Sacramenti della misericordia di Cristo, conferiti da me suo povero rappresentante, si è totalmente abbandonato nelle mani di Dio. 

Ho visto molto più tardi le opere degli ultimi anni della vita di Ersilio. Con grande sorpresa e perfino timore. Solo Dio sa quale miracolo di cambiamento ha operato in lui, attraverso la sofferenza della malattia. Non saprei descrivere questo se non attraverso queste parole: libertà, speranza e pace (le farfalle, gli angeli e gli uomini che lasciano l’ombra di se stessi per entrare nella pienezza della realtà, in cui ora è Ersilio, abbracciato dal significato stesso della vita). 

 Contro il positivismo dominante la mentalità dell’uomo moderno e che esclude la sollecitazione alla ricerca del significato, imponendo all’uomo di fermarsi a ciò che appare, ringrazio Ersilio per avermi testimoniato la strada al significato ultimo della realtà: vivere il reale, senza pregiudizi, cioè senza dimenticare e rinnegare nulla. Questa è l’unica condizione per essere sempre e veramente religiosi, cioè uomini veri. 

Pensiero del cugino di Ersy Padre Italo Dell'Oro
Vescovo a Houston in Texas

Ricordo nell'ottobre 1998 quando, guardando e commentando i
cigni che erano divenuti quasi un'ossessione per il caro cugino Ersilio, gli feci notare che gli uccelli che dipingeva erano sì maestosi, ma mancavano di una delle loro
caratteristiche che li rende così affascinanti: non volavano! Con semplicità e decisione Ersy disse che tale era il modo in cui li vedeva e pertanto non poteva non
dipingerli così.  Alla mia insistenza "Ma ora è tempo che volino" lui rispondeva "Se
e quando arriverà il tempo lo farò, per ora non ancora. Chissà, forse l'anno prossimo quando ritornerai".

L'anno prossimo arrivò ed io ritornai, ma Ersilio non era più come lo avevo lasciato. Una famiglia piangeva la sua morte e stava nel contempo lavorando per condividerne la memoria attraverso i suoi lavori. Non avevo molto tempo a disposizione e la conversazione davanti ai quadri di Ersilio era accompagnata da nodi alla gola e occhi che si gonfiavano di nostalgico dolore. Però i cigni avevano cominciato a staccarsi dal suolo e dall'acqua che per tanto tempo li aveva trattenuti, invischiati nelle cose terrene. Si, il momento del volo era giunto.

Era l'immagine di un artista che aveva cercato di dar vita ai sentimenti, alle
conoscenze e alle intuizioni della verità e che, avendo intuito la complesità della
verità sull'uomo, si sforzava di rappresentarla con un uso coraggioso dei colori ed
uno studio attento delle linee.
Ma qualcosa mancava ancora Fu solo quando apparve un bozzetto di: un cigno?
"No, di un vascello a vela" dissi io. "Ma no, di un cigno" disse la figlia di Ersilio, perché, infatti, Ersy aveva detto chiaramente, a suo tempo, che quello era un cigno.
Eppure, ai miei occhi prosaici quel cigno appariva come un vascello a vele spiegate
che maestoso solca i mari.

E se tutti i cigni, dipinti con tanta cura, nascondessero un vascello, una barca
che porta gli uomini da una sponda all'altra dell'esistenza, attraverso le acque
profonde della morte e della vita, in comunione intensa e sofferta con tutti quelli a
bordo? E se le due immagini fossero sovrapponibili e non dicessero altro se non che
la vita dell'uomo è un passaggio da quanto costringe a quanto rispetta, da ciò che
lega a ciò che libera, dal dolore alla felicità?

Critica Gino Vlahovic
Da “Pittori a Lecco” 1973
 

La pittura dell’artista Ersy Dell’oro è un analisi intelligente e psicologica del mondo che egli ritrae, cioè dei soggetti e delle vicende che colpiscono la sua fervida fantasia, la sua sensibilità e la sua spiccata necessità di esprimersi attraverso il colore, che costituisce la più marcata e la più bella caratteristica della sua interessante pittura. 

Ersy è un pittore giunto alla sua espressione mediante un’attenta osservazione ed uno studio assiduo delle espressività delle tinte. Il suo linguaggio è limpido, luminoso, morbido, come i sentimenti da cui scaturisce, investendo la personalità dell’artista che sente e porta l’arte nelle vene e nel cuore. 

 

DIZIONARIO CRITICO ARTITALIA
Curato da Mario Monteverdi 


Ersilio Dell’Oro – in arte “Ersy”- è un pittore del tutto personale, che agisce al di fuori delle correnti generalmente classificate, anche se tendenzialmente egli possa essere considerato vicino alle esperienze di tipo surrealista. Quantunque non abbia affatto disdegnato di dedicarsi anche al paesaggio e alla figura con una particolare incisività materica, i suoi temi prediletti vedono figure stilizzate, ora in curiose composizioni agili e articolate, inquietanti pur nell’agilità dei movimenti, ora immerse in scenografici sfondi addirittura ossessivi, che non mancano di riferimenti ai grandi precursori di un surrealismo ben più antico di quello inventato da André Breton. Sebbene autodidatta, Ersy rivela una notevole padronanza tecnica che gli permette la massima disinvoltura di linguaggio. 

 

Critica Rosita Siccardi
Da “Pittori a Lecco” 1973 


Tutti sanno di quali suggestioni sia capace l’arte che da mezzo secolo chiamiamo “surrealismo”. E tutti sanno come questo filone espressivo (pur nella lacerante dialettica che squassa da decenni l’arte in genere) sia il solo a non essere discusso e vilipeso.
Sempre, di fronte ad un quadro surrealista, siamo disarmati, moralmente ed esteticamente indifesi e ciò mi sembra il primo merito di questa pittura. Ersilio Dell’Oro (che firma le sue opere col più breve “Ersy”), propone da anni le sue cosmogonie allucinanti, le sue tenere proliferazioni di sogni: è un’arte densa di significazioni e accadimenti.

Articolo di Luigi Crimella 

 

Non l’ha mai raccontato a nessuno. Ma Ersy è nato controcorrente. Artista solitario e veemente, padre di famiglia dolce e laborioso, sperimentatore creativo e singolarmente geniale, oggi riassume in sé i termini della contestazione pittorica.

L’arte moderna va per la sua strada, cioè lungo uno stretto sentiero “per pochi intimi”.

La nostra società è di massa, eppure paradossalmente crea un’arte “settaria”, o meglio “di gruppo”.

Fino ad oggi, semplificando per tendenza generale, la pittura aveva avuto un intento didascalico universale: si sforzava di parlare a tutti gli uomini, indistintamente. Tutti potevano riconoscervi qualcosa di proprio; si poteva liberamente interpretarla secondo la propria sensibilità. Questo dono, che l’artista faceva al mondo, sembra stia scomparendo.

Nei meandri del mercato artistico odierno, si gonfiano i nome, le correnti e le rispettive quotazioni per ristretti circoli di iniziati. Pochi fruiscono oggi dell’ultima avanguardia: sono coloro che ne conoscono il codice, e vi si adeguano. Gli altri, gli “incompetenti”, quelli che sgarrano nell’accostamento e nel giudizio, vengono esclusi.

E’ qui, però, che Ersy va controcorrente. 

I suoi quadri includono tutti, perché la sua pittura ha un respiro cosmico.

Non si erge a interprete del mondo; semplicemente ritrae il mondo in cui vive, caricandolo del peso e del pregio della sua trasfigurazione poetica.